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Eventi d'Arte
 

Fine Trasmissioni
dal 23 ottobre al 13 novembre 2010


Le opere di Massimo de Angelis sono icone cromatiche definite da segni di discendenza manga, strutturate destrutturando sollecitazioni visive, presentate in una sorta di collettiva individuale che delinea il percorso multi-orientato dell’artista. de Angelis fagocita stimoli estetici, onirici, esperienziali e li formalizza deformando le forme, saturando i colori, tendendo i segni.
Influenzato dall’arte informale, dalla pop art, dal surrealismo, dall’astrattismo, dalla street art, dall’erotismo dei manga e dei grandi fotografi, de Angelis vede, scova, registra, spesso munito di taccuino, appunta dettagli grafici di elementi nascosti.
Per usare un’immagine direi che l’artista è come lo scatolone pieno di ritagli, tra i media preferiti per la sua elaborazione creativa. Così campiture bianche fanno da bordo alle figure “di ritaglio” che risaltano su sfondi pop. Le ombre diventano toni discendenti, simboli onirici e scoperta estetica. I dettagli decontestualizzati divengono rielaborazioni estetiche originali. Ton sur ton è la forma.
L’esposizione declina in quattro aree i lavori dell’artista, quattro nuclei di pitto-concetti che sfaccettano la personalità di de Angelis.
Rosso il primo periodo, in ordine logistico, gioco di colore e di suggestioni che restituiscono al fruitore la trasposizione di un dettaglio desunto da un fumetto, “L’oblio”, di un’ombra, “Ombre”, di una propria opera, con l’autocitazione di “Pentecoste”.
L’incertezza di un giovane papà autocritico, l’instabilità di un uno psicologo, strattonato tra i tanti lavori precari, sono i profondi e attualissimi concept del trio “Daddy”, brillante “autoritratto”, che a colori vivaci origina, in “Fine trasmissioni”,  una riflessione profondamente amara e comune “è il momento di superare le proprie passioni per dare credito alla propria vita?”.
L’autoriflessione continua nel duo “Watchmen”, omaggio al fumetto di Moore e Gibbons, a “supereroi” profondamente umani, privi di superpoteri e calati in un mondo post-moderno “troppo” simile al reale. A “I Racconti del Vascello Nero” è dedicato “Watchmen 2”, un fumetto nel fumetto, letto da un giovane personaggio di “Watchmen”, il cui protagonista è un naufrago che cerca disperatamente di ritornare alla propria casa per avvertire tutti dell’arrivo di una nave pirata “fantasma”, metafora della morte, della fine. Fine esorcizzata dal cinico e beffardo sorriso fisso dello smile. “Watchmen 1”, collega direttamente una delle principali fonti creative di de Angelis, il fumetto, con una riflessione “poetica” che investe il test di Rorschach:  “Una volta, da psicologo, mi ritrovai a “leggere” una tavola del  test di Rorschach con una simpaticissima signora, la quale placidamente definì quella tavola come “una serie di macchie poste insieme in modo esteticamente gradevole” (M. de Angelis). La ricerca del gradevole, del bello, è un segno evidente della ricerca stilistica di de Angelis: la tela è pulita, campita da colori puri e brillanti, strutturata con forme precise.
All’estetica e all’aspetto ludico del bello è dedicata l’ultima area dell’esposizione, un omaggio al corpo femminile e al più classico dei temi della storia dell’arte: il nudo. Con l’accostamento, sopra citato, del test di Rorschach alle forme “gradevoli” del corpo di una donna, parte l’omaggio di de Angelis alla sensualità, tutta manga, del corpo femminile”. 

 (Oriana Russo)

Massimo de Angelis
Nasce a Portici (Na) , nel 1972 e inizia a dipingere alla fine degli anni ’90. Si occupa di design e pittura. Firma i suoi primi lavori con lo pseudonimo di MadMax.
Nelle sue opere sintetizza il gusto per il segno fumettistico e i colori pop.  Alcuni suoi lavori sono stati utilizzati per scenografie televisive.

fotogalleria 


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