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Rete! di Giuseppe Piscopo
28 novembre – 18 dicembre 2010
Biblioteca Comunale Città
di San Giorgio a Cremano
Una grande RETE
calata dall’alto della biblioteca a voler serbare, catturare, proteggere tutto
il pensiero depositato tra gli scaffali ma la fragile materia di partenza,
fogli di giornale, torta dalle mani pazienti dell’artista, apre tra i nodi lo
spazio. E’ nel rapporto
in costante mutamento tra opera e spazio che vive e si rigenera il ciclo “Rete!”
di Giuseppe Piscopo.
Le reti non
celano, accompagnano lo sguardo del fruitore, catturano e liberano i luoghi. Nell’opera totale
di Piscopo l’installazione diviene parte integrante dello spazio che figura tra
le pause dei nodi. L’artista
trasforma la materia più povera, la carta, in arte atemporale, in concetti
plurimi, vivi, rimarcati dalla materia organica di partenza, mutevoli come lo è
una riflessione ampia, libera dal confine fisico di una quinta che limita lo
sguardo. Le opere di
Piscopo restano aperte come l’artista, sempre attento ai mutamenti sociali, al
quotidiano svolgersi degli eventi che restano lì tra le pieghe torte dei fogli
resi corda intrecciata. Mai così attuale
l’opera apre al concetto di una informazione che perde la sua efficacia da
subito e diviene carta straccia da riplasmare, spazio web da riempire, segnale
digitale da riformulare. I quotidiani di
ieri divengono opera oggi, la notizia, nascosta, celata dall’azione del
torcere, diviene universale concetto del trasmettere, forma concreta del web,
del network che collega, in infiniti link, news, luoghi e persone. La rete ordina ma
anche disordina, la vastità di contenuti è tale da rendere non sempre facili
gli appigli e Piscopo tenta di “Afferrare il concetto” con due grandi mani di
cartone che tentano di restare aggrappate all’orlo estremo della rete e nella
tensione estrema liberano la vertigine del vuoto.
La rete è
presenza fisica, lo spazio web è l’ultima frontiera di conquista, la nostra presenza
sembra essere concreta solo se al click corrisponde una notizia, una pagina, un
dettaglio che ci riguarda. Anche l’arte sempre più cavalca questa tendenza,
così in “dove mi hanno pescato” la cornice di un’opera universalizzata dal cromatismo
vorace del bianco resta ingabbiata in una rete: freno convenzionale, logica
contorta della critica, trama stretta ed elitaria del mercato d’arte. Tutto
diviene promozionale, così anche la “rete/opera” entra in una sacca di consumo
(“La vita promozionale”). Ma lo sguardo di
Piscopo, lirico ed ironico insieme, è sempre positivo e la sua rete è trama
aperta, è libertà di vuoti, è dinamica fuoriuscita da logiche precostituite
(“ReAzione”), è la vita (“Arazzo”) che si libera, infiltrandosi tra le
insidiose maglie strette, collegando arte, storia e storie, legando il “fu” al
“sarà” in una tensione futura che è motion infinita.
(Oriana
Russo)
Giuseppe Piscopo nasce a Napoli dove
vive e lavora.
Si diploma all’ Istituto d’arte Filippo Palizzi di Napoli. Artista poliedrico, dal 2006 decide di
passare all’uso della carta e del cartone, dimostrando che questa materia,
definita impropriamente rifiuto, è duttile ed espressiva. I cartoni visti non
più come involucri, pacchi che racchiudono e conservano qualcosa, ma
“contenitori” di una idea, che si concretizza attraverso messaggi visivi. Ha
diverse mostre al suo attivo e nel 2008 partecipa al progetto “Scuole Aperte”
coordinato dall’ONG “Manitese” sul riciclo dei materiali, con un intervento
didattico insieme al musicista Maurizio Capone dei Bungt Bangt. Opere presso la
galleria Glauco Cavaciuti Arte di Milano e la galleria Nuvole Arte Contemporanea
di Montesarchio (BN).
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